Una sfida inedita. La rivoluzione transumanista.

20-03-2017 – di Diego Marchiori

Premessa

L’Appello politico agli italiani: Un Paese smarrito e la speranza di un popolo offre già una serie di spunti di discussione sulle sfide in atto come libertà di educazione, sussidiarietà applicata, famiglia e politiche per la vita, riforme istituzionali, politiche per il lavoro, immigrazione. Ma con questa appendice vorrei aggiungere un tema che nei prossimi mesi/anni sarà sempre più dominante – lo è già ma non ce ne siamo pienamente accorti –  dal momento che riguarderà uno stravolgimento totale delle nostre vite, più di quanto non lo sia stato finora: la rivoluzione informatica degli anni ’70 si è evoluta nella rivoluzione robotica, ovvero nella 4^ rivoluzione industriale la quale propone sfide inedite per l’umanità. Ritengo che questo argomento, pur impopolare, dovrebbe entrare con priorità nell’agenda politico – elettorale di chi si presenterà alle prossime elezioni.

 

Breve analisi della questione

«La grande sfida di oggi è che l’automazione, tramite software e robot, sta allargando la sua portata a tutti gli aspetti di competenza umana, comprese le capacità di analisi e di giudizio». Così Nicholas Carr intervistato da Francesco Borgonovo.[1]

Come in ogni rivoluzione in cui la tecnologia cambiano le abitudini umane, i rapporti di forza sociali, le tecniche lavorative. Ma la 4^ rivoluzione industriale rischia di cambiare anche la visione antropologica,l’utopismo tecnologico che si è già affacciato nelle nostre vite non sta promuovendo un semplice (presunto) miglioramento della qualità della vita dell’uomo, ma anche un nuovo uomo.

L’Industria 4.0 tanto apprezzata ed osannata dai grandi gruppi industriali, dalla grande finanza, da alcuni gruppi politici, viene proposta come la panacea dei mali della perdurante crisi economica; “finalmente l’Italia entra nell’era digitale”, “finalmente si torna a crescere”. Questi, in sintesi, gli slogan. Ad un’attenta analisi possiamo notare infatti già qualche presagio delle contraddizioni dell’utopia del progresso: la produzione industriale cresce molto di più dell’occupazione, come mai? Carr ha citato lo studio di due ricercatori di Oxford del 2013 intitolato “il futuro dell’occupazione” ed è emerso che su 702 mestieri diversi si stima la scomparsa del 47% degli impieghi a favore delle macchine intelligenti nei soli Stati Uniti. Per l’Europa la stima sale al 50%[2].

Sollecitati da tale studio e consapevoli che i primi a poterne subire le conseguenze – o governare le opportunità – sono stati i giovani italiani di Confartigianato che nel 2015 hanno elaborato un Manifesto[3]. In questo Manifesto, che a mio avviso dimostra una gioventù molto sensibile ai cambiamenti in atto e alle sfide che comportano[4], si può scorgere tutta la tensione che genera il nuovo equilibrio tra umano e tecnologico e che avrà conseguenze enormi. Tuttavia è la stessa tensione che dall’avvento della modernità in poi accompagna le società contemporanee: progresso vs conservazione; innovazione vs tradizione.

Lo stravolgimento tecnologico sta esplodendo in tutta la sua evidenza.

Ma facciamo un passo ulteriore: da quando si parla di post-umanesimo, post-verità, post-modernità, significa che qualcosa di fondamentale sta cambiando e i più si trovano ancora impreparati.

 

Lo spaventoso laboratorio del nuovo Adamo 

Nel recente bollettino di Dottrina Sociale della Chiesa dell’Oss. Van Thuan[5] si è parlato proprio di questo: Transumanesimo: lo spaventoso laboratorio del “nuovo Adamo”. Mons. Crepaldi lancia l’avvertimento: «Ci sono oggi correnti teoriche e attività pratiche, finanziate e sostenute da enormi risorse mondiali, che invece vogliono andare oltre l’uomo. Si tratta appunto del transumanesimo».

Succeduto alla morte di Dio invocata da Nietzsche – prosegue mons. Crepaldi – «il progetto dell’oltreuomo provoca la morte dell’uomo e non la sua esaltazione» e prosegue: «Oggi si vuole andare verso l’uomo ibrido animale-macchina[6], potenziato nelle sue prestazioni tramite l’identificazione con la macchina e retrocesso nel suo valore tramite una evoluzione a rovescio a pura animalità». E si chiede: «Come potrà la Dottrina Sociale della Chiesa non confrontarsi con questi orizzonti oggi più attuali?». Io aggiungo: come può la politica ignorare una sfida di tale portata?

Ma per combattere e vincere una sfida di tal fatta si può pensare che sia sufficiente qualche intervento legislativo? Qualche nuovo regolamento, qualche protesta di piazza? No! Mi trovo d’accordo con mons. Leuzzi quando – in occasione dell’anno della fede – scrisse: «la fede teologale è dell’uomo divenuto costruttore della realtà storica, nella sintesi di anima e di corpo, mentre la fede religiosa può limitarsi alla difesa dei valori etico-morali, insufficienti per la promozione di un nuovo umanesimo che promuova l’uomo nella sua unità di anima e corpo come costruttore e non semplice spettatore della storia […] Il monismo antropologico, invece, promuove e si fa garante dell’assorbimento della persona umana nella prassi, la cui prima manifestazione è la sua frammentazione[7]» antropologica, storica, biologica . E il percorso che gli ultimi cinquant’anni si è presentato è proprio il seguente: «prima sessualità senza procreazione, poi procreazione senza sessualità e, infine, sessualità senza differenze[8]».

Ossia.

Con il legame sempre più stretto tra sviluppo della tecnica e sperimentazione scientifica, il mostro diFrankenstein di Mery Shelley sembra farsi sempre più possibile. Una mostruosità che preoccupa, e non a caso lo scorso novembre la Pontificia Università Lateranense ha organizzato un primo summit internazionale[9] con esponenti del mondo digitale e in cui ci si sono confrontati attorno alla domanda: “Quali sono le trasformazioni che la rivoluzione digitale porta con sé, quali i valori che ci devono sostenere?”

Francamente non so che cosa possa rispondere in fatto di valori un patron di Google o di Facebook, ma la questione è tanto banale quanto drammatica: siamo di fronte ad un bivio che può rendere la persona più persona, o disumanizzarla. E l’approccio meccanicistico ostile a riconoscere che la persona umana non è solo corpo, ma anche anima, quindi non è solo fisica, ma anche metafisica, non è solo forma, ma anche sostanza; non sembra far ben sperare. Lo vediamo nelle legislazioni internazionali sempre più invasive riguardo la vita, la famiglia, il rapporto con la sofferenza e la morte. Legislazioni non solo invasive, ma sempre più aggressive[10] verso chi sostiene l’indisponibilità della persona umana ai vari riduzionismi. L’esempio più grave è l’utero in affitto[11] e le proposte neomalthusiane di fondazioni come Bill e Melinda Gates che promuovono il controllo delle nascite[12] nelle donne povere del mondo anche con dispositivi tecnologici sottocutanei.

La rivoluzione tecnologica investe tutta l’esistenza umana: dal concepimento alla morte, dai rapporti interpersonali al lavoro, dalla politica all’economia. È una rivoluzione totale verso la quale ci troviamo drammaticamente impreparati. Sul piano operativo ed anche sul piano ideale. Il relativismo ci ha offuscato la mente per cui non sappiamo più distinguere nettamente ciò che è buono da ciò che è cattivo. Non sappiamo più cercare il bene e fuggire il male, ma conviviamo acriticamente con tutte quellestrutture sociali di peccato che stanno seminando il cancro della cultura della morte.

Benedetto XVI è stato molto chiaro riguardo il rapporto tra sviluppo tecnico ed umano: «Lo sviluppo tecnologico può indurre l’idea dell’autosufficienza della tecnica stessa quando l’uomo, interrogandosi solo sul come, non considera i tanti perché dai quali è spinto ad agire[13]». Il potere ideologico della tecnica, prosegue il papa «rende oggi così forte la mentalità tecnicistica da far coincidere il vero con il fattibile. Ma quando l’unico criterio della verità è l’efficienza e l’utilità, lo sviluppo viene automaticamente negato[14]».

L’enciclica è stata scritta all’origine della grande crisi finanziaria mondiale, quasi a denunciare proprio l’efficientismo e l’utilitarismo che stanno dominando le scelte economiche. Ma la lezione non sembra essere stata accolta.

Un esempio molto concreto è dato proprio dal piano per l’industria 4.0 proposto dal Governo Renzi. Si parla di tutto fuorché della grande contraddizione che comporta la robotizzazione e l’inserimento dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi: la disoccupazione dovuta al rimpiazzamento delle persone con robot ed umanoidi.  Sempre Nicholas Carr afferma: «Fino a poco tempo fa, la maggior parte dell’automazione riguardava lavori manuali o fisici, in particolare il lavoro in fabbrica e quello di produzione agricola. Con i computer, però, l’automazione si sposta nel mondo dei cosiddetti “lavoratori della conoscenza”»; la rivoluzione in atto coinvolgerà quindi anche i colletti bianchi[15].

Non solo. Ma mentre si parla di efficienza e flessibilità per i processi industriali, si dimentica che la persona non è un robot, e quindi per potersi ricollocare nel mercato del lavoro «ed acquisire nuove competenze non è una cosa che succede in una notte[16]».

 

Il necessario ruolo della politica

Da più parti ci si chiede che cosa sia ormai Politica. Essa ha perso il suo compito e la sua efficacia forse perché ha perso il senso per cui esiste. Se la politica è affari, se la politica è solo contrattazione tra interessi, allora non è Politica. Se manca cioè una chiara visione di che cosa sia l’uomo, la società degli uomini, il mondo che lo circonda, da dove proviene e dove finirà, la politica si riduce a cieca passacarte di processi relativi.

Ciò è ancor più grave se rapportato alla rivoluzione che sta avvenendo. E volendo avviarmi alla conclusione vorrei abbozzare alcune proposte concrete:

 

  1. La politica deve riappropriarsi del proprio ruolo rispetto al paradigma tecnocratico, alla finanziarizzazione dell’economia, alla prepotenza scientifica sulla vita umana. Deve ribadire un’etica indisponibile, una verità accessibile alla ragione che limita la presunta libertà di fare tutto ciò che è tecnicamente possibile.
  2. Va creata una nuova alleanza politica che elabori soluzioni concrete rispetto al progressismo tecnologico e al riduzionismo umano. È un lavoro anzitutto culturale di riscoperta dei valori di fondo che accomunano ogni essere umano.
  3. Lavorare su proposte di legge di rango costituzionale in cui sia ribadito che:
    1. Il lavoro è uno strumento al servizio dell’uomo e mai il contrario;
    2. La dignità di ogni essere umano non può essere riducibile ai meccanismi della tecnica;
    3. L’essere umano è un essere indisponibile alla sperimentazione tecno-scientifica.
  4. Va creato uno statuto unico della robotica e dell’intelligenza artificiale in cui si regolamentano le politiche dei processi produttivi, a garanzia della dignità del lavoro, della giusta retribuzione salariale, dei tempi di lavoro e di riposo.
  5. Vanno create limitazioni ai nuovi centri di potere tecnologico che hanno sede fuori dai confini nazionali, ma che sono degli influencer pubblici rilevanti.

 

Per la complessità del tema chiaramente non posso né essere esaustivo, né esente da qualche errore di valutazione. Reputo tuttavia che la questione sia più urgente che mai poiché tocca tutte le dimensioni dell’umano, e tutti gli ambiti della vita sociale, lavorativa, familiare, biologica. E’ una sfida inedita che coglie molti ancora impreparati, e precipuo compito del politico è saper vedere oltre ed indicare soluzioni coerenti con la dignità della persona umana, la sussidiarietà e la solidarietà, il bene comune. Anche quando questo non conviene sul piano elettorale.

 

Diego Marchiori

diego.marchiori.dm@gmail.com

 

 

 

Riferimenti e approfondimenti

Notizie

http://corriereinnovazione.corriere.it/?refresh_ce-cp

http://www.repubblica.it/tecnologia/news/

http://www.ansa.it/sito/notizie/tecnologia/tecnologia.shtml

 

Sulla 4^ rivoluzione industriale

http://www.pandorarivista.it/articoli/industria-4-0-internet-delle-cose-cose-la-quarta-rivoluzione-industriale/

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-99470f20-8984-429a-a6c7-b3d27fa42e3a.html

http://www.presadiretta.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-22f0909b-7c15-4af6-bae3-05f337c6c0e7.html

 

Sui documenti del Magistero riguardo lo sviluppo e la tecnica

Leone XIII, Rerum Novarum, 1891

Paolo VI, Humanae Vitae, 1968

Paolo VI, Populorum Progressio, 1967

Giovanni Paolo II, Laboerm Excercens, 1981

Benedetto XVI, Caritas in Veritate, 2009

Francesco, Laudato Sì, 2015

 

Libri ed articoli

Tutto ha avuto inizio al Cairo

Eugenia Roccella, Fine della maternità, Siena, 2015

Famiglia domani, atti del convegno “La teoria del gender, per l’uomo o contro l’uomo?” Chiedi, 2014

M. Dugain e C. Labbè, L’uomo nudo, Damiani editore

J. Kaplan, Le persone non servono, Luiss University Press

R. Sennet, L’uomo artigiano, Feltrinelli

 

Articoli dell’Autore

La visione dell’uomo: discriminante degli schieramenti politici di domani

Il futuro governo degli algoritmi

Lo smartphone insanguinato

L’Aktion T4 e il “diritto al figlio sano”

 

Interventi legislativi

Piano industria 4.0

Unione Europea

 

 

 

[1] La Verità 7/12/2016 pp.16-17

[2] Vedi articolo sole24ore

[3] Manifesto dei nuovi artigiani del XXI secolo

[4] Per un mio commento specifico vedi: Dal Manifesto nazionale per un DNA veronese

[5] Per una lettura approfondita vedi Bollettino DSC n.2/anno XII

[6] Vedi per esempio l’Associazione Italiana Transumanisti

[7] L.Leuzzi, dalla Fede religiosa alla Fede teologale, Città del Vaticano 2012

[8] idem

[9] http://core-values.org/it

[10] Ultima in ordine di tempo è la proposta di legge francese che vuole ostacolare i siti pro-life

[11] Basta digitare sulla ricerca Google “utero in affitto” o “maternità surrogata” o “gestazione per altri” o “fecondazione eterologa” per comprendere la portata della questione.

[12] Qui Melinda Gates  a Tedx Germania esordisce dicendo che il tema della contraccezione “è controverso quando dovrebbe essere incontrovertibile”. E’ il volto della dittatura gentile del movimento abortista mondiale.

[13] Benedetto XVI. Caritas in Veritate n.70. Città del Vaticano 2009

[14] Idem

[15] La Verità del 07/12/2016 pp.16-17

[16] Idem

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Oltre il bipolarismo, i cristiani in politica – di Roberto Roggero

Venerdì 17 febbraio 2017 Roberto Roggero ha brevemente presentato questo testo a Monte Citorio:

Oltre il bipolarismo, i cristiani in politica2017

 

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Intervista a Stefano Fontana

Rilanciamo un’intervista a Stefano Fontana Stefano Fontanadi Lorenzo Bertocchi sul quotidiano La Verità 

Stefano Fontana è il direttore dell’Osservatorio Internazionale cardinale Van Thuân sulla Dottrina sociale della Chiesa, istituzione con sede a Trieste, diocesi affidata all’Arcivecovo monsignor Crepaldi che è Presidente dello stesso Osservatorio. Una delle principali attività è la pubblicazione del Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo, un lavoro annuale che raccoglie dati e documenti in collaborazione con altri cinque centri di ricerca a livello internazionale.

L’ultimo Rapporto, Il caos delle migrazioni, le migrazioni del caos (edizioni Cantagalli p. 224, euro 14), si occupa di un tema di grande attualità. L’approccio è pragmatico, fondato su principi. «Il problema», dice Fontana, «non può essere banalmente ridotto a una sorta di filantropismo a slogan».

Dottor Fontana, dobbiamo arrenderci alle migrazioni?

Innanzitutto non dobbiamo chiudere gli occhi davanti a certe evidenze: i richiedenti asilo sono una stretta minoranza, la maggioranza dei migranti è costituita non da affamati, ma da persone che nei loro Paesi avevano qualche risorsa; i traffici internazionali sono organizzati e dimostrano una “mente” che li pianifica, la destabilizzazione di intere aree geopolitiche in Africa settentrionale e in Medio Oriente sono state volute da alcune potenze occidentali e certamente non a caso. Quindi accettare le migrazioni come qualcosa di ineluttabile non mi pare corretto.

 D’accordo, ma rimane il fatto. L’unica soluzione è la società multietnica?

Se le attuali migrazioni sono in gran parte pianificate e pilotate, allora bisogna dire che anche la società multietnica ci viene in qualche modo imposta. A farne le spese sono soprattutto due cose molto importanti: una è la realtà delle nazioni con una propria identità culturale che oggi vengono sacrificate a questo globalismo multietnico; la seconda è la religione cattolica, che si è sempre rivolta, oltre che alle persone, ai popoli e alle nazioni, vivificandone la cultura e la civiltà. Chi si oppone alla prima conseguenza viene chiamato populista, chi si oppone alla seconda viene accusato di non avere misericordia.

 A proposito di misericordia, per i cattolici si moltiplicano gli appelli all’accoglienza…

Nel nostro Rapporto annuale l’Arcivescovo Giampaolo Crepaldi indica quattro criteri per affrontare correttamente il problema dal punto di vista della dottrina sociale della Chiesa: a chi è nel bisogno va data assistenza umanitaria (assistere tutti ma non accogliere tutti); c’è un diritto ad emigrare ma non ad immigrare; lo Stato deve disciplinare i flussi migratori difendendo il bene comune della propria nazione, anche in relazione alla conservazione della sua identità culturale; e il fatto che l’Islam richiede una particolare attenzione.

Torniamo alla questione della società multiculturale. Secondo molti sarebbe una soluzione di pacificazione, è così?

La società multiculturale può essere una specie di “balcanizzazione” dell’Europa. Un arcipelago di isole sociali, ognuna autonoma e indipendente, con le proprie norme, il proprio sistema per garantire l’ordine, le proprie scuole. La società multiculturale è la frammentazione dell’Europa. Essa è una convivenza potenzialmente belligerante più che pacifica, e in molti casi ha già dato vita a forme di guerra civile. Così avverrà quando si supereranno certe soglie quantitative, come sta già avvenendo in vari Paesi europei. Nei suoi confronti un potere politico che non crede ormai più a nulla potrà al massimo applicare delle misure di ordine pubblico, ma sempre meno convinte. In certi quartieri metropolitani già ora la polizia non ha più accesso. Circa la mitica società multiculturale ci si fanno troppe illusioni. 

 Non vorrà dire che la tanto declamata laicità si risolve in uno Stato di polizia?

E’ il frutto amaro della nostra realtà occidentale, per cui importiamo religioni, culture ed esportiamo relativismo. La laicità viene oggi intesa come una zona pubblica neutra dagli assoluti religiosi, oppure come l’indifferenza alle religioni: o tutte fuori dallo spazio pubblico, come nel caso del giacobinismo alla Hollande in Francia, o tutte dentro come nella marmellata americana. In tutti e due i casi però il potere politico compie un atto di imperio assoluto che assomiglia molto ad una religione di Stato. Sia lo Stato contrario alle religioni sia quello indifferente alle religioni non è correttamente laico. Lo Stato deve distinguere tra le religioni con il criterio dell’umanesimo nato anche grazie al cristianesimo e difendere questi valori non solo perché appartengono alla propria storia ma anche perché sono veri e utili per la convivenza sociale.

 E la libertà religiosa?

Prima di tutto non è un diritto assoluto. Per esempio uno Stato che voglia il bene comune non può concedere spazio pubblico a religioni che non rispettino la dignità della persona umana e le regole minime della legge morale naturale, che prevedano mutilazioni fisiche, per esempio, oppure la poligamia, o una legge parallela che non rispetti i diritti umani, o che pretendano istituire forme di potere teocratico. Da questo punto di vista l’Islam presenta caratteristiche di particolari difficoltà.

 Quindi l’integrazione è un mito?

L’integrazione è molto difficile e in alcuni casi impossibile. L’occidente, e l’Europa in particolare, pensa che ad entrare dentro i suoi confini siano solo singole persone, ed invece importa popoli, culture e religioni. Importa altre civiltà e non sa chiedersi se siano compatibili con la propria, nata dal cristianesimo,  perché non sa esportare che relativismo. L’Europa non è più in grado nemmeno di vedere se una religione contiene delle prassi che contrastano con la legge morale naturale, come per esempio col principio di uguaglianza tra uomo e donna. Il potere politico deve essere interessato alla verità (e alla falsità) delle religioni, perché ci sono anche religioni disumane o con tratti disumani. L’insegnamento di Benedetto XVI su questo punto è stato molto importante, ma non ha trovato molti interlocutori.

Qual è la vostra ricetta per evitare che le migrazioni diventino “migrazioni del caos”?

I governi occidentali dovrebbero selezionare gli ingressi tenendo conto della specificità delle culture di origine ed anche delle religioni che possono essere più o meno compatibili con una reale integrazione. Dovrebbero fare delle politiche di sviluppo demografico e di sostegno alla famiglia per evitare il “sorpasso” degli immigrati sugli autoctoni. Dovrebbero colpire le reti di trafficanti e boicottare operazioni militari destabilizzanti aree nevralgiche anziché collaborarvi. Dovrebbero pretendere pariteticità dagli Stati islamici, difendere i cristiani perseguitati in questi Paesi, colpire anche militarmente i califfati insanguinati, e avere chiaramente in testa una rosa di valori da pretendere che gli immigrati condividano.

Lorenzo Bertocchi

(La Verità del 24 dicembre 2016)

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Papa Francesco ai Focolarini

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AI PARTECIPANTI ALL’INCONTRO “ECONOMIA DI COMUNIONE”,
PROMOSSO DAL MOVIMENTO DEI FOCOLARI

Aula Paolo VI
Sabato, 4 febbraio 2017

 

Cari fratelli e sorelle,

sono lieto di accogliervi come rappresentanti di un progetto al quale sono da tempo sinceramente interessato. A ciascuno di voi rivolgo il mio saluto cordiale, e ringrazio in particolare il coordinatore, Prof. Luigino Bruni, per le sue cortesi parole. E ringrazio anche per le testimonianze.

Economia e comunione. Due parole che Continue reading

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“Filosofia per tutti” di Stefano Fontana

Rilanciamo qui la recensione di Benedetta Cortese

FILOSOFIA PER TUTTI, PERCHE’ LA FILOSOFIA E’ SEMPLICE
Il nuovo libro di Stefano Fontana

FILOSOFIA PER TUTTIE’ in libreria il nuovo libro di Stefano Fontana: “Filosofia per tutti. Una breve storia del pensiero da Socrate a Ratzinger” (Edizioni Fede & Cultura, Verona 2016 – www.fedecultura.com). Si tratta di una presentazione “in duecentomila caratteri” della storia del pensiero condotta con un linguaggio molto semplice.

Non si tratta solo di esposizione sintetica ma anche di valutazione, sicché il lettore ha davanti una veloce mappa della buona e della cattiva filosofia.
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La via del “Noi Inclusivo” di Luca Cipriani

Fototessera 10004Ci fa molto piacere pubblicare l’articolo di Avvenire del 23 settembre 2016 dedicato agli amici di Happy Network e che puoi leggere più sotto. 

La sottolineatura che viene fatta nell’articolo dello slogan “Vita tua,vita mea” è un aspetto molto significativo e indica la via per un autentico “noi inclusivo” che naturalmente va collocato nel giusto contesto, per non ridurlo ad un generico ” vogliamoci bene”.

Cosa significa “noi inclusivo”? Cosa o chi si deve includere?

La prima inclusione è quella che riguarda l’uomo nella sua totalità e cioè la considerazione globale dell’uomo che comprende oltre alla sua dimensione materiale anche quella spirituale che di fatto viene invece negata dalle ideologie relativiste e laiciste ( ateismo pratico: si accetta una dimensione spirituale dimezzata ridotta al privato che di fatto è la sua negazione).

La seconda inclusione riguarda la verità della storia; la realtà storica per essere realmente vitale deve includere il proprio “dover essere”, cioè riconoscere a attuare la verità oggettiva inscritta nel proprio essere;questo dover essere rimanda di necessità al proprio garante e per questa via rientra a pieno titolo la presenza ( e anche la necessità metafisica)  di un Dio garante che appunto si fa storia misurandosi con la libertà umana.

Solo per questa via il “noi inclusivo” può estendersi alla totalità della famiglia umana sempre e solo sotto forma di proposta mai come imposizione. La via del “noi” è impegnativa ma è la via che consente una autentica sopravvivenza e convivenza umana costruttiva.

AVVENIRE- HAPPY NETWORK

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Infoaziende e la sua crescita dinontorganica

happy-training-750x350INFOAZIENDE E LA SUA CRESCITA DINONTORGANICA ALL’INTERNO DELLA RETE HAPPY NETWORK

InfoAziende, impresa che si occupa di sistemistica e di ICT, sita a Gioia del Colle, è legata, ormai da anni, al modello dinontorganico. Partner di Fastweb, Cisco e Sharp, InfoAziende segue il mercato delle aziende sull’intero territorio nazionale.
Una crescita e uno sviluppo che InfoAziende ha, certamente, raggiunto attraverso l’applicazione concreta del dinontorganismo. A fine del 2012 InfoAziende ha compiuto una scelta importante: proseguire il proprio percorso non come singola azienda, ma in rete. E’ infatti entrata a far parte, successivamente, della rete di imprese Happy Network, realtà che si occupa di fornire servizi ad imprese e professionisti attingendo al know how di ogni azienda retista.

Nell’esperienza di InfoAziende, quindi, appare evidente che la rete abbia rappresentato e rappresenti ancor più oggi, lo strumento attraverso il quale meglio si esprime l’essenza del dinontorganismo, ovvero operare in funzione della “Vita dell’Impresa” con il profitto che diventa e viene vissuto come una “Conseguenza” e non come “Fine Ultimo dell’Attività Imprenditoriale”

Con lo stesso spirito opera anche la rete, attraverso una volontà comune di condivisione di obiettivi e risorse, puntando alla vita e alla crescita di ogni singola azienda, ma al contempo anche dell’intero network.

La rete e l’azienda operano, quindi, secondo i principi dinontorganici, in funzione della vita propria e altrui sintetizzando il concetto di “Vita Tua Vita Mea”.

Pertanto, la singola azienda e la rete si presentano come immerse nel dinamismo essenziale della realtà e delle dinamiche del mercato, con tutte le azioni che chi opera all’interno del contesto aziendale è chiamato a compiere, azioni che devono essere finalizzate all’adattamento ed ai nuovi contesti che il mercato propone.
Seguire il principio essenziale del “Dinontorganismo”, ovvero Vita Tua Vita Mea, corrisponde per un’azienda, a considerare il servizio non come fine ultimo, legato al profitto, ma come qualità di quanto viene offerto al mercato.

L’effetto di questa “Logica Costruttiva” applicata ai processi operativi aziendali si esplica su due piani: quello operativo e quello fenomenico. Dal punto di vista operativo, la scelta di essere parte di una rete, anch’essa ovviamente Dinontorganica, ha portato effetti positivi: una riduzione e ottimizzazione dei costi di gestione, una facilità, dato il dinamismo insito nella rete, di adattamento al mercato e conseguentemente, un riscontro effettivo in termini di fatturato, numero di clienti e marginalità. In quattro anni InfoAziende è cresciuta e il suo fatturato è passato dai circa 700 mila euro del 2011 a circa 2 milioni di euro nel 2015.

Sul piano fenomenico, alla scelta di applicare le “logiche dinontorganiche” nei processi costruttivi aziendali (dalle scelte strategiche ai processi operativi finali) si ha un evidente riscontro che si concretizza in un senso di appartenenza ed una capacità di confronto nella quale il singolo opera in funzione della Vita dell’impresa e l’impresa stessa, a sua volta, opera in funzione della Vita del singolo.

Il dipendente è parte di una realtà, si sente ascoltato e spronato a migliorarsi, non è una semplice pedina, ma un elemento importante che può dare tanto, grazie alle sue competenze e propensioni, all’interno dell’intera organizzazione, sia come singola azienda e sia come azienda coinvolta nella rete.

Non si tratta, quindi, di svolgere esclusivamente un compito, ma di sentirsi coinvolti nel contesto aziendale. Happy Network
Dal canto loro, i clienti di InfoAziende ed in generale di Happy Network, presentano un livello di soddisfazione elevato, riscontrato attraverso un costante monitoraggio del livello di qualità del servizio offerto.

A conferma di ciò, e di quanto l’approccio dinontorganico sia positivo, basti pensare che, negli ultimi cinque anni, InfoAziende vanta solo clienti acquisiti. Un discorso simile concerne il rapporto con i fornitori, identificati nella loro essenzialità e, pertanto, in un legame di rispetto reciproco e di scambio servizio/qualità. Si potrebbe, non erroneamente, parlare di partnership, aspetto che riguarda anche la concorrenza, vista non come una minaccia, ma come un’opportunità, una relazione positiva.

Lo strumento della rete ha rappresentato un vero e proprio agevolatore e acceleratore di questi processi di crescita, di lavoro comune e scambio, il tutto in un’ottica di rispetto e di accrescimento dell’armonia relazionale tra singoli soggetti, tra singoli soggetti ed aziende e tra aziende stesse, ben sintetizzando, quindi l’essenza del dinontorganismo che come già indicato in precedenza può ben indentificarsi con il concetto di “Vita Tua Vita Mea”.

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L’essenza della felicità – Roberto Roggero

L’essenza della felicitàOro Viviani2

La felicità è la realizzazione della propria natura di organismo dinamico.

Proprio in queste olimpiadi mi sono scoperto  davanti alla TV mentre tifavo appassionatamente Continue reading

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L’ex operaio fa borse d’oro e assume malati di tumore

Lo slogan di Nuova Costruttività è Vita Tua Vita Mea, per questa ragione ti segnalo un’impresa che ha deciso di guardare oltre le apparenze.

Leggi l’intervista scritta e guarda il video:

INTERVISTA: http://www.ilgiornale.it/…/lex-operaio-fa-borse-doro-e-assu….

Fatturato e dipendenti (da 2 a 240) cresciuti dell’11mila per cento in 12 anni per la BB di Marco Bartoletti. Porte spalancate anche a disabili psichici e pensionati: “Sono una ricchezza”
ILGIORNALE.IT

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Un sindaco a misura di famiglia di Diego Marchiori

Un sindaco a misura di famiglia di Diego Marchiori 

Marchiori DiegoSe dovessimo individuare un tema scottante e di assoluto interesse nell’attuale panorama politico, non potremmo non prendere in considerazione la questione famiglia. Oggi, come viene vista la famiglia dalla politica? Esistono delle Continue reading

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